Il Kayak, questo sconosciuto

Il Kayak, questo sconosciuto

Se stai leggendo quest’ articolo significa che sei un appassionato di Sea Kayak, o che magari questo tipo di imbarcazione ti ha incuriosito avendola vista in azione in un qualche specchio d’acqua.

Quando ho iniziato ad andare in Kayak sono stato travolto dalla curiosità e dalla voglia di imparare sempre cose nuove. Internet, allora come oggi, mi ha permesso di raccogliere tutte le informazioni di cui avevo bisogno, ma allora perché iniziare a scrivere Intothewildpaddlers.com?

Ovviamente per passione, ma anche in quanto mi sono immedesimato in tutte quelle persone che il kayak non lo avevano mai visto ma che avrebbero voluto, passo dopo passo, conoscerlo in modo sempre più approfondito e, perché no, iniziando magari proprio da questi articoli.

Le origini

Paesi nordici

Il kayak ha origini antichissime, si ritiene che i primi kayak siano attribuibili alle popolazioni delle regioni artiche: Aleuti, Inuit etc… Queste popolazioni vivevano grazie alla pesca ed alla caccia dei mammiferi marini, facendo i conti con estreme condizioni di navigazione dovute alle acque ed ai venti gelidi.

Aleuti

Necessitavano di imbarcazioni facili da trasportare a mano ed allo stesso tempo sufficientemente silenziose per potersi avvicinare indisturbati alle prede che cacciavano quanto più possibile. È Così che nel tempo queste popolazioni diedero forma a quello che tutt’ora chiamiamo Kayak, e più specificatamente Greenland Sea Kayak.

Molte caratteristiche dei primi kayak si sono mantenute costanti nel tempo, così come in origine anche oggi si denotano una prua ed una poppa leggermente curvate verso l’alto ed un volume quanto più minimale possibile, quanto basta per trasportare l’uomo e le sue necessità: cibo, vestiti, strumenti per la caccia o la pesca.

Originariamente il Kayak veniva letteralmente realizzato come un vestito su misura sull’uomo che lo doveva portare, con gli unici materiali che si avevano a disposizione in quel tempo: legno/ossa si balena ricoperti da pelli di foca, tendini per le cuciture.

Preoccupazione primaria di chi realizzava tali imbarcazioni era quella di garantire al paddler la possibilità di ripristinare la posizione originale di navigazione in caso di ribaltamento (Eskimo). Date le estreme condizioni climatiche permettere al paddler di non uscire dal kayak in caso di ribaltamento poteva fare la differenza tra la vita e la morte. Tutto era orientato alla sopravvivenza. Per far fronte alle forti raffiche di vento il kayak veniva progettato con una linea di galleggiamento quanto più bassa possibile mentre alla pagaia veniva conferita una forma lunga e sottile, la quale permetteva oltretutto un contatto con l’acqua estremamente silenzioso.

Parti costituenti

Sperando di avere la fortuna di proseguire questo percorso assieme a te, prima di tutto vediamo come si presenta un kayak da mare e quali sono le parti che lo compongono:

Parti del kayak
Parti del kayak

Il kayak che vedi nell’immagine soprastante è un kayak marino in stile groenlandese, vedremo nei prossimi articoli quali sono le differenze tra i vari tipi di kayak.

In linea generale si contraddistinguono quattro sezioni fondamentali:

  • Prua: la parte frontale;
  • Poppa: la parte posteriore;
  • Coperta: la parte superiore rispetto alla linea di giunzione;
  • Scafo: la parte sottostante la linea di giunzione;

Più nello specifico, considerando il kayak in acqua, si contraddistinguono due zone:

  • Opera morta: la parte soprastante la linea di galleggiamento;
  • Opera viva: la parte immersa

Come vedi sono presenti due capienti gavoni stagni: uno anteriore ed uno posteriore. Questi gavoni hanno lo scopo di trasportare materiali piuttosto voluminosi come ad esempio una tenda da campeggio, una o più sacche stagne per i vestiti ed attrezzature varie. Funzione non meno importante di questi gavoni è anche quella di rendere inaffondabile il kayak anche in caso di ribaltamento.

Oltre a questi due gavoni il kayak può presentare anche uno o due piccoli gavoni aggiuntivi di servizio, normalmente posti di fronte o dietro al pozzetto subito in prossimità del paddler. Personalmente dopo aver provato entrambi trovo più pratico averne uno posteriore in quanto quello anteriore costringe ad avere una coperta più alta e di conseguenza anche una tecnica di pagaiata più alta. Per che come me possiede un kayak ed una pagaia in stile groenlandesi è importante poter mantenere uno stile di pagaiata basso.

Sulla coperta del kayak si trovano anche ulteriori accessori come le cime perimetrali, le maniglie di trasporto, i comandi per un eventuale skeg o un eventuale timone.

Timone e skeg

Lo skeg è una pinna fissa o ad espulsione manuale che esce dallo scafo e consente di mantenere maggiormente una traiettoria rettilinea.

Il timone è una pinna fissa o a comando manuale che si trova nella parte più posteriore del kayak e consente con il movimento dei piedi contribuire ad un cambio di direzione.

Spostandoci all’interno del pozzetto troviamo la seduta del paddler, i premicosce ed i punta piedi.

La seduta del paddler può essere di due tipi: una di tipo turistico: maggiorente predisposta alle escursioni di lunga durata, ed una di tipo tecnico: praticamente priva di appoggio posteriore. Questa seconda seduta è maggiormente adatta alla pratica di tutte le tecniche di eskimo, alcune delle quali richiedono che il paddler si trovi completamente sdraiato all’indietro.

I premi cosce consentono una presa più sicura e comoda con il kayak, infatti paddler e kayak realizzano un corpo unico mediante il contatto del bacino con la seduta, delle cosce con i premi cosce e dei piedi con il puntapiedi. Ultimo elemento di unione tra paddler e kayak è il paraspruzzi che avvolgendosi al bacino del paddler ed al bordo del pozzetto impedisce l’ingresso dell’acqua all’interno del pozzetto stesso:

Paraspruzzi

Materiali e misure

Al giorno d’oggi è possibile trovare kayak di ogni materiale e lunghezza.

Riguardo ai materiali i kayak vengono prodotti in legno, polietilene, fibra di vetro, full carbon, carbon+kevlar e molti altri ancora, specie nel campo delle materie plastiche vengono realizzati sempre nuovi materiali con caratteristiche differenti secondo l’impiego. Dire che un materiale sia migliore di un altro non sarebbe corretto, dipende molto dalle proprie necessità. Possiamo comunque fare alcune considerazioni su alcuni di essi:

Full carbon: Assieme al carbon-kevlar è probabilmente il materiale più leggero e costoso, tuttavia richiede molta attenzione nell’evitare forti sollecitazioni termiche od urti contro fondali pietrosi, un danneggiamento dello scafo è molto probabile. La fibra di carbonio è nero grigiasta e si presenta così:

Carbonio

Carbon-kevlar: Presenta sostanzialmente le stesse caratteristiche del full-carbon, un peso leggermente superiore ma contemporaneamente una maggiore elasticità a diminuzione del rischio di rottura in caso d’urto. La fibra di karbon-kevlar è giallo e nera, si presenta in questo modo:

Carbon Kevlar

Vetroresina: Più pesante dei materiali precedenti ma notevolmente più resistente agli urti. Normalmente la fibra di vetroresina è semitrasparente e di aspetto meno gradevole rispetto alle fibre di carbonio e kevlar, per tale motivo viene sempre verniciata. Prima della verniciatura si presenta così:

Vetroresina

Per quanto riguarda le fibre (specialmente carbonio e kevlar) va detto inoltre che le loro caratteristiche tecniche possono essere ulteriormente aumentate attraverso ulteriori trattamenti, in particolare:

  • Vacuum System Infusion: questo trattamento consiste nell’avvolgere tutte le parti in fibra del kayak con dei teli di nylon e, attraverso aspirazione sottovuoto, permette di eliminare tutto il collante in eccesso con una notevole riduzione del peso complessivo;
  • Post trattamento termico: questo trattamento consiste, una volta assemblate tutte le parti in fibra del kayak, nello far stazionare il kayak su di un apposito forno per un determinato tempo ad una certa temperatura ottenendo come risultato una migliore resistenza meccanica.

Materiali plastici: Salvo alcune eccezioni (come la prilite), oltre al legno sono tra i materiali più pesanti. Tuttavia sono la scelta migliore se non si vogliono avere problemi con urti, fondali rocciosi etc… sono praticamente indistruttibili e proprio per questo motivo la scelta di acquisto migliore per le organizzazioni sportive.

Il peso di un kayak marino monoposto di buona qualità ed una lunghezza di circa cinque metri è di circa 20 kg.

Riguardo le misure tendenzialmente sarebbe preferibile avere un kayak marino più lungo per mantenere meglio la rotta, ma poi bisogna fare anche i conti con gli spazi che si hanno a disposizione per il trasporto e lo stoccaggio. Possiamo dire che la lunghezza di un kayak marino dovrebbe essere tra i cinque ed i sei metri.

L’altezza della coperta rispetto alla linea di galleggiamento influisce sulla stabilità del kayak in caso di forti raffiche di vento. Un’altezza inferiore (come nel caso dei kayak in stile Greenland) conferisce una maggior stabilità, tuttavia questo va a discapito della capacità di carico.

Conclusioni

Come avete potuto immaginare imbastire un articolo generale sul kayak marino non è cosa banale, un argomento tira l’altro e per forza di cose devo fermarmi qui dando spazio agli successivi articoli che scriverò. Il vestiario, il trasporto in macchina, organizzare un’uscita etc… un compito ambizioso ma che porterò avanti con costanza cercando di trasmettere la stessa voglia e passione che mi accompagnano anche a voi lettori e magari, chissà, prima o poi avrò l’onore di fare qualche uscita insieme a voi!

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